Tabelle di Milano e T.U.N.: il dubbio che arriva in Cassazione

La tabella del tempo: quando un “calcolo” diventa un caso da Cassazione

Da anni le Tabelle di Milano sono il metro più usato per liquidare il danno alla salute. Ma l’arrivo della T.U.N. – Tabella Unica Nazionale ha aperto un dubbio che vale milioni: quale tabella si applica, e da quando?

Immagina di entrare in tribunale con una domanda semplice: “Quanto vale, in soldi, questo danno alla salute?”
E il giudice ti risponde: “Dipende: quale calendario stiamo usando?”

Sì, perché oggi il punto non è solo quanto liquidare, ma con quale metro farlo. E il metro, nel danno alla persona, spesso è una tabella: Tabelle di Milano oppure T.U.N. – Tabella Unica Nazionale.

Il Tribunale di Milano, con ordinanza del 18 luglio 2025, ha deciso di fermare la macchina e fare una cosa rarissima ma lucidissima: chiedere alla Corte di Cassazione di dirci, una volta per tutte, come si applica la T.U.N. e soprattutto da quando. Perché senza una regola chiara il rischio è quello che il giudice stesso definisce: difformità di decisioni e stallo nelle trattative.

1) La domanda vera: il danno “nasce” quando accade il sinistro o quando lo liquidi?

Qui sta il nodo (detto in modo semplice):

  • se il sinistro è avvenuto prima del 5 marzo 2025, ma la causa si decide dopo,

  • la liquidazione deve seguire il “metro” nuovo (T.U.N.) oppure quello tradizionale (Tabelle di Milano)?

È una questione di diritto intertemporale, ma tradotta nella vita reale suona così:
“Io sono stato danneggiato nel 2021: perché dovrei essere liquidato con regole entrate in vigore nel 2025?”
Oppure, dal lato opposto:
“Se oggi esiste un parametro nazionale, perché dovrei continuare a usare una tabella ‘di prassi’?”

2) Perché si litiga così tanto: non è una gara tra tabelle, è una gara tra modelli

Questa ordinanza non tratta le tabelle come una calcolatrice. Le tratta per quello che sono davvero: un modello di risarcimento.

A) La T.U.N. viene vista come norma “speciale”, non esportabile

L’argomento è intuitivo: negli anni il legislatore è intervenuto a settori (assicurazioni, malpractice sanitaria), non con una riforma generale nel codice civile.
Quindi la T.U.N. nasce per ambiti specifici e con una ratio specifica: governare settori coperti da assicurazione obbligatoria, razionalizzando i costi del sistema.

Tradotto: non è un vestito “taglia unica” per tutti gli illeciti; è un abito su misura per alcuni.

B) La data del 5 marzo 2025 non è un dettaglio: è una scelta

La normativa dice che si applica ai sinistri successivi all’entrata in vigore.
E il Tribunale mette a fuoco una ragione concreta: dare tempo al mercato assicurativo di adeguare polizze e premi.

Morale: quella data non è un numero sul calendario. È la linea di confine tra due mondi.

3) Le differenze che contano davvero: personalizzazione e danno temporaneo

Se due tabelle dessero risultati quasi identici, il problema sarebbe più “filosofico” che pratico.
Invece qui il punto è molto concreto: può cambiare parecchio, e cambia soprattutto come personalizzi.

Personalizzazione: due logiche diverse
  • Nella T.U.N. l’aumento (quando incide su aspetti dinamico-relazionali documentati e accertati) è fino al 30%.

  • Nelle Tabelle di Milano la personalizzazione segue percentuali diverse e, soprattutto, una logica storicamente più elastica.

Questo significa che non stai scegliendo solo un numero: stai scegliendo quanta “persona” entra nel risarcimento.

Danno temporaneo: il “costo al giorno” cambia rotta

Sul temporaneo la differenza è ancora più “visibile”: la logica della T.U.N. si aggancia ai parametri dell’art. 139 (con incrementi percentuali), mentre Milano 2024 utilizza valori pro-die più alti, distinguendo componenti e prevedendo margini di incremento.

Risultato: per lo stesso periodo di inabilità, il conto può divergere sensibilmente. E questa divergenza, in un sistema con migliaia di sinistri, non è un dettaglio: è un fattore che muove strategie, riserve e trattative.

4) Il punto più delicato: “risarcimento esaustivo” e casi fuori standard

L’ordinanza evidenzia un rischio che merita attenzione anche fuori dalle aule:

Se estendi la T.U.N. oltre i casi e i tempi previsti, ti porti dietro anche un vincolo forte: l’idea che l’ammontare complessivo previsto dall’art. 138 sia “esaustivo”.

Detto semplice: il giudice potrebbe avere meno margine per gestire casi particolari che escono dalla “casistica comune” (ad esempio situazioni eccezionali, profili di gravità specifici, e alcune voci che richiedono adattamenti motivazionali molto robusti).

E quando il diritto stringe troppo, succede spesso una cosa: si litiga di più, non di meno.

5) La Cassazione dovrà scegliere tra tre strade (e ognuna cambia il mercato)

Il Tribunale chiede alla Corte di dire quale delle tre è la strada corretta:

  1. Continuare con Milano (come parametro di conformità dell’equità) per i sinistri anteriori, per non incorrere in violazione di legge.

  2. Passare obbligatoriamente alla T.U.N. come nuovo parametro generale dopo il D.P.R.

  3. Lasciare libertà motivata: il giudice può scegliere tra i due strumenti (in tutto o in parte) secondo il caso concreto.

Sembra una triade “tecnica”. In realtà è una triade di sistema:

  • la prima dà continuità e protegge l’affidamento;

  • la seconda impone uniformità nazionale immediata;

  • la terza rischia di creare una geografia variabile: a seconda del giudice, a seconda del caso, e quindi nuove impugnazioni.

6) Perché questa ordinanza è importante anche per chi non fa l’avvocato

Perché tocca un punto che tutti capiscono, anche senza conoscere il diritto: la prevedibilità.

Quando non sai quale tabella si applica:

  • le assicurazioni fanno offerte “difensive” o attendiste,

  • le trattative si bloccano,

  • i tempi si allungano,

  • e la causa diventa una partita non sul fatto, ma sul “metro”.

Ecco perché il Tribunale parla di “incipiente caos” e chiama la Cassazione a fare ciò che le compete: dare una regola uniforme

Questa storia, in fondo, non parla di tabelle. Parla di una domanda più grande:

il risarcimento deve seguire il tempo del fatto o il tempo della regola?

La Cassazione non deciderà solo quale colonna usare in un calcolo. Deciderà come si attraversa una soglia storica senza trasformare centinaia di migliaia di pratiche in una lotteria.

 

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